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1988 - Gianna!? Ti stupro!

Sono ormai sei mesi che mi scopo la signora Gianna, la mamma del mio amico Marco, e ormai posso dire di non essere piu il diciottenne sbarbatello che ero.
Beh, meglio non esagerare ed essere onesto: diciottenne e sbarbatello lo sono ancora, anche se meno di prima; ed in effetti finora è stata lei a scopare me, anziche il contrario.
Peró posso dire di aver imparato tanto, specie quello che serve a far godere una donna. E pure parecchi giochetti fantasiosi che la signora Gianna ha saputo inventarsi. E' una donna caldissima e sempre affamata di sesso, sebbene a vederla chiunque direbbe che, in materia, è la quintessenza della casalinga scialba, castigata e pure un poco repressa.
Invece ha dimostrato di essere pronta al sesso sempre ed ovunque, nelle situazioni piu disparate, con le scuse piú assurde e nei momenti piu impensati.
Tanto per fare alcuni esempi: mi ha chiamato a casa sua accampando come scusa un guasto alla lavatrice, vicino alla quale si è fatta scopare e riempire di sperma in una sveltina tanto breve quanto intensa; oppure mi ha chiesto di aiutarla con le borse della spesa, troppo pesanti per lei, per poi farsi sodomizzare a secco sul tavolo della cucina, scosciata, appunto, tra le borse della spesa; un'altra volta mi ha dato un passaggio a casa rientrando dall'allenamento, per poi farmi un pompino da infarto, con ingoio ovviamente, nel posteggio sotterraneo del condominio, con tutto il comprensibile rischio di farsi beccare da qualche vicino.
È arrivata al punto di farsi leccare la figa, ripiena di "Consolazione", così chiama il suo cazzo di gomma, mentre litigava al telefono con suo marito, ed a farmi venire nei pantaloni strizzandomi di nascosto l'uccello su un bus affollato.
In poche parole, una mina vagante. Il tutto condito da una massa di capelli rossi e ricci, un numero sconsiderato di lentiggini e la perenne aria da cane bastonato.
Ma ora ho deciso che è il mio turno di sorprenderla in qualche modo. Anche se non so in quale.
Poi l'idea mi viene mentre la sto sbattendo con forza, piazzata a pancia sotto sul tappeto del salotto (davanti alla foto ricordo con lei e suo marito il giorno delle nozze).
- Sbattimi forte!- mi incita con la faccia schiacciata sul tappeto.- Fammi sentire la tua troia. Violentami!-
- Si, Signora Gianna!- rispondo, sapendo che è esattamente quello che vuol sentirsi dire, agguantandola per le spalle ed iniziando a pomparla a colpi secchi e duri. So per certo che in quel modo verremo entrambi in pochi secondi, ma so pure che è quello che vuole. E poi è gia venuta due volte: posso permettermi di raggiungere il piacere pure io.
- Oh, si, violentami così!- grufola ancora, iniziando a squotersi nell'orgasmo. Io le sto dietro a ruota, sferro ancora qualche colpo poi mi pianto in fondo alla sua figa e le riverso in corpo tutto il mio piacere, strappandole un ultimo roco gorgoglio di piacere.
Restiamo per un po' a boccheggiare uno sopra l'altra poi, quando il sangue mi defluisce dall'uccello a sufficienza da permettere al cervello di riprendere a funzionare regolarmente, le ultime parole di Gianna mi tornano in mente, e finalmente l'idea tanto cercata arriva.
Devo trovare il modo di inscenare uno stupro bello e buono. Ed è decisamente una sua idea... ne aveva già parlato tempo addietro, la prima volta che mi aveva concesso di farle il culo.
E solo a pensarci, il cazzo mi sussulta e riprende vigore dentro la sua figa.
- Ehi!?- borbotta Gianna voltando un po' il viso verso di me, con un sorrisino compiaciuto.- Che succede li sotto?- chiede, per niente contrariata.
Io non rispondo, le sorrido e muovo lentamente il bacino, riprendendo a scoparla.
- Ragazzaccio delinquente, sei incontentabile!- mi rimprovera lei (da che pulpito), ma contemporaneamente inarca la schiena sollevando il sedere per accogliermi meglio.
L'idea dello stupro mi ingrifa parecchio ed il suo culo che svetta sotto di me fa il resto; due minuti piú tardi sono di nuovo a pieno regime. Ed a proposito di culo svettante... mi sfilo rapido dalla sua gnocca grondante dei nostri umori mescolati, e con un rapido movimento di reni la inforno nel retto, sprofondando dentro di lei senza accessivi problemi.
-Cazzo!- esclama lei boccheggiando.
- Si! Proprio di quello si tratta, signora Gianna.- le bisbiglio in un'orecchio, stendendomi sulla sua schiena e cominciando un metodico andirivieni nel suo sfintere.
- Sfacciato!- mi accusa lei, ma risponde colpo su colpo ai miei affondi.
- Ho una brava maestra!- rispondo tanto per avere l'ultima parola. Poi stronco sul nascere ogni sua eventuale risposta iniziando a scoparla nel culo con tutte le mie forze.
- Ohcristosanto!- biascica lei, poi infila il viso tra le braccia e si mette a miagolare a ritmo con i miei affondi.
- Qualcosa non va?- le chiedo sarcastico, ansimando ma senza perdere il ritmo.
- Fottimi, stronzo!- si limita a rispondere, allungando indietro le mani per allargarsi le natiche. Ultimamente è diventata pure un po' volgare, ma la cosa non mi disturba affatto, anzi.
Ci do dentro a tutto spiano e, nonostante sia venuto da poco, in pochi minuti sono gia in dirittura di arrivo. E da come si lamenta e si agita, lei non è da meno.
Sempre incollato alla sua schiena, le mordo il lobo dell'orecchio. - Le vengo nel culo, signora Gianna!- le sussurro, sapendo quanto la ecciti quando la chiamo in quel modo.- Tra poco le faccio un clistere.-
Lei molla uno strillo e si inarca sotto di me.- Siii!!!- gracchia. - Sborrami nel culooooohhhh...- la voce le si rompe appena sente il primo schizzo che parte. Cede di s**tto e sbatte la testa sul tappeto, agitandosi come un'epilettica. Ed io con lei.
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Gianna, che sarà mezza ninfomane ma non è di certo stupida, ha capito che qualcosa di molto eccitante mi deve essere passato per la mente, ma sono riuscito a dribblare abbastanza bene le sue domande tanto da placare la sua curiosità. E ora si tratta di trovare il posto ed il momento adatto per lo "stupro".
Innanzitutto, sarebbe meglio evitare che un semplice gioco finisca male, magari dietro le sbarre di una cella. E vorrei pure evitare danni fisici ad entrambi. Beccarmi un calcio nelle palle perché sono stato troppo convincente, sarebbe un brutto epilogo, come anche fare qualche danno a Gianna, stringendo troppo per tenerla ferma. Insomma un bel casino: l'idea è buona ma la realizzazione abbastanza complicata.
Ma non demordo e continuo a studiarci su, osservando le sue abitudini (peraltro già abbastanza famigliari) e le location possibili.
Di entrare in casa di nascosto non se ne parla: c'è il problema serratura da superare e poi i vicini potrebbero vedermi. E una finestra al terzo piano è da escludere.
Per strada, sarebbe una pazzia: anche riuscendo a spiegare agli agenti che si tratta di uno stupro "finto", restano sempre gli atti osceni in luogo pubblico.
Da scartare anche altri posti ed occasioni tipo garage del condominio, ascensore e simili: troppo frequentati o scoperti.
Quindi le possibilità diventano davvero poche: esce di casa relativamente poco, piú che altro per fare la spesa, qualche commissione alla Posta o accompagnare Marco ad allenamento (gioca a calcio, ed anche gli spogliatoi del campetto a sette sono troppo frequentati).
Ma alla fine una mezza soluzione salta fuori: le cantine.
Sono praticamente sotto il posteggio condominiale, che a sua volta sta sotto il condominio stesso, e sono formate da un lungo corridoio ad U sul quale si aprono le porte metalliche di ventiquattro stanzini di due metri per tre, uno per ciascun appartamento.
Come cantine sono piú che dignitose, pulite, ben illuminate e stranamente non umide. Nonostante tutto, è raro incontrarci qualcuno, perchè non sono molto comode da raggiungere e quindi pochi condomini ci tengono roba di uso comune. Al massimo gli addobbi di natale o la canadese per il campeggio estivo. Magari un vecchio mobile ed un po' di cianfrusaglie della nonna. Di quei pochi che frequentano piú spesso le cantine faccio parte io, che me la sono attrezzata a mezza officina per la moto (con buona pace della famiglia, che ha dovuto sbaraccare tutto il resto) e proprio Gianna, che da brava casalinga prepara in casa salse, sughi, marmellate e conserve, ed ovviamente li tiene in cantina, a temperatura costante durante tutto l'anno.
Il fatto è che, tra portare giù quelle appena fatte e andare a prendere quelle già pronte, ci va almeno una volta alla settimana, se non due.
E poi, logisticamente parlando, il posto è perfetto: il cubicolo di Gianna è il penultimo in fondo al braccio cieco della U, l'undicesimo di quel lato. Per non parlare della porta principale della cantina, che fa un casino pazzesco aprendosi, e delle fondamenta di cemento armato, che isolano da qualsiasi rumore. In poche parole avrei un bel preavviso se qualcuno arrivasse inaspettatamente, ed eventuali "rumori" prodotti durante l'azione passerebbero assolutamente inosservati... o, forse meglio ,insentiti.
Non mi resta che organizzarmi ed aspettarla al varco.
Sgrafigno in casa un vecchio paio di collant per coprirmi la faccia (usare il passamontagne sarebbe decisamente scomodo e caldo), tengo a portata di mano una tuta da ginnastica scura ed un paio di scarpe da ginnastica nere. Insomma il vero stupratore versione Fantozzi, con tanto di Signorina Silvani come vittima. Se non mi eccitasse tanto l'idea, mi scompiscerei dalle risate.
E aspetto fiducioso.
Dieci giorni dopo, durante i quali la Signora Gianna ha trovato scuse adatte per scoparmi due volte, si presenta l'occasione giusta. La incontro al mattino presto con le borse della spesa stracariche di non so quale verdura e di vasetti della Bormioli con relativi tappi e, salendo in ascensore, mi informa mestamente che le aspetta una giornata devastante a preparare le suddette verdure. Io sfoggio una faccia debitamente contrita e dispiaciuta, fraternizzando moralmente con lei per le fatiche culinarie che le spettano, ma esultando in cuor mio perché domani dovrà per forza scendere nelle "segrete" per sistemare tutti i nuovi vasetti. Il tutto condito dal fatto che suo marito è in trasferta e Marco e talmente preso da una nuova cotta che torna a casa si e no per dormire. Gianna, sei mia!
Il mattino seguente lo passo chiuso nella mia cantina, approfittandone per risistemare un po' gli ordegni ed i pezzi di motore, già bardato di tutto punto a parte i collant sulla zucca, in attesa di sentire quella stramaledetta porta aprirsi cigolando.
Quando lo fa, manca poco che mi pigli un accidente: mi sono perso nel tentativi di mettere una parvenza d'ordine in una s**tola di viti mescolate alla rinfusa.
Spengo la luce e sbircio da uno dei fori d'aereazione. Pochi secondi piú tardi mi sfila davanti un pezzo del fin troppo ben conosciuto vestito a fiori di Gianna.
Le do il tempo di girare l'angolo, poi sguscio fuori, chiudendomi silenziosamente la porta alle spalle (ho provveduto ad oliare abbondantemente i cardini proprio in previsione).
Sbircio Gianna mentre posa a terra due cassette piene di vasetti, apre la porta, accende la luce, riprende le cassette e finalmente entra.
Conto mentalmente fino a dieci per darle il tempo di liberarsi le mani, poi scivolo veloce e silenzioso fino alla porta della sua cantina.
Rimango in ascolto e la sento borbottare tra se, con il rumore di fondo dei vasetti appoggiati sulle scansie ed allineati accuratamente.
Mi ficco in testa il collant, prendo un profondo respiro, conto fino a tre e parto.
Come avevo previsto mi da la schiena ed è talmente impegnata a riporre i vasetti che ho tutto il tempo ed il modo di arrivarle alle spalle senza che se ne accorga.
Le passo la mano sinistra davanti alla faccia, tappandole la bocca, mentre con il braccio destro le imprigiono le braccia stringendogliele contro le tette. Si ritrova bloccata, stretta contro il mio petto ed incapace di muoversi; tutto quello che riesce a fare è irrigidirsi come una statua e lanciare un grido che, se non ci fosse la mia mano a smorzarlo, potrebbe spaccare un'intero servizio di bicchieri di cristallo.
- Se strilli ancora,- le sibilo rauco nell'orecchio, sforzandomi di modificare il piú possibile la voce - ti stacco la testa dal collo.- Lei rabbrividisce contro il mio petto e mugugna sommessamente qualcosa.
Sempre tenendola bloccata con forza, la costringo a retrocedere assieme a me verso la porta dello stanzino.
- Adesso zitta!- le ordino con tono minaccioso, poi aumento di colpo la stretta del braccio destro, facendole espellere il fiato di colpo, e rapidamente, in un unico movimento, le mollo la faccia, chiudo la porta alle nostre spalle e spengo la luce.
- Cosa vuoi da me?- riesce a sussurrare nell'oscurità quasi completa, prima che le rimetta la mano sulla bocca.- Non ho soldi con...-
- Zitta, ti ho detto!- le ringhio contro, strizzandola nuovamente come un tubetto di dentifricio e strappandole un guaito. - Non devi fiatare, devi tenere la bocca chiusa se non vuoi fare una brutta fine.- lei fa un singhiozzo e per un momento sono tentato di interrompere la farsa, che forse la stà spaventando piú del dovuto, ma ormai sono in ballo.
- Ora li libero la bocca, ma se strilli ti rompo!- le dico. - Hai capito?-
Lei rimane immobile. La strizzo una terza volta. - Hai capito? - insisto.
Gianna annuisce con forza ed io abbasso la mano.
- I soldi li ho a casa. - dice lei rapidissima ma in un sussurro appena udibile. - Non ho niente qui con me.-
- E chi ti dice che sono qui per i tuoi soldi!?- le sussurro nell'orecchio, piazzandole la mano sul monte di venere.
- Oddio! No, ti prego! - dice lei, irrigidendosi ancora di piú. - Questo no, ti prego! Vado a prenderti tutto quello che vuoi.-
- Quello che voglio ce l'ho gia sotto mano.- ribatto, stringendole la patata attraverso la stoffa del vestito.
Lei rabbrividisce e fa un mezzo tentativo di divincolarsi, ma a me basta aumentare la stretta del braccio destro e sollevarla di peso agguantandola per l'inguine, per mettere fine al maldestro tentativo. La tengo così per qualche istante, con la sola punta dei piedi che sfiora il pavimento, mentre lei ansima come un mantice tutta la sua paura.
- Hai capito o no che non ti conviene agitarti?- le chiedo minacciosamente.
Lei boccheggia e annuisce. - Non farmi male.- mi chiede, piagnucolando.
- Vedremo!- ribatto, sentendomi parecchio in colpa perché, nonostante un po' di senso di rimorso per lo spavento che le procuro, averla in mio completo potere mi stà arrapando di brutto. - E da qui sotto, anche se strilli è quasi impossibile che qualcuno ti senta.- le faccio notare per sicurezza. Lei sobbalza ed annuisce: deve esserci già arrivata da sola.
Riprendo a ravanarle la gnocca con una mano, approfittandone per sollevarle il vestito, e la spingo verso la parete di fondo.
Quando la raggiungiamo, le libero le braccia dalla stretta, ma la inchiodo alla parete usando il mio stesso corpo. Lei ansima sentendosi schiacciata ma non protesta, a parte un gemito sommesso
Con due mani libere, tutto diventa piú facile. Le sollevo il vestito e riprendo a palparla a tutto spiano. Non ci vado molto per il sottile, uno stupratore che si rispetti non puó essere troppo delicato, e le strappo diversi guaiti mentre la impasto come una chilata di pasta da pizza.
- Mi piaci!- le dico, lascivo. - Sei una bella porcona soda. Senti quanto mi piaci.- e le schiacco l'uccello duro nel solco delle natiche, protette approssimativamente dagli slip.
- Ti prego... no...- piagnucola lei di nuovo.
- Oh si!- insisto io, continuando a sprimacciarla per bene.
Riesco ad infilare le dita nel cavallo delle mutandine, e con un colpo secco le strappo, facendola sobbalzare violentemente. - Ora vediamo quanto sei stretta.- biascico nel suo orecchio. Mi agguanto l'uccello e lo indirizzo verso la figa, ma non c'è verso di entrare. E talmente asciutta che manco il deserto del Gobi. Spingo un po' ma l'unica cosa che ottengo e di fare male a entrambi. Distrattamente mi chiedo come uno vero stupratore possa provare piacere in una cosa del genere, poi mi sputo sulle dita una boccata di saliva, mi inumidisco la cappella e ci riprovo. Un po' meglio, riesco a introdurre la punta, ma sento che lei si tende e resiste. Le mollo una sonora manata su una coscia, che le strappa un gemito. - Ti conviene non resistere!- ringhio. Lei esita un momento, poi sento che tenta di rilassarsi. Ne approfitto subito e sprofondo dentro di lei per metà.
- Ahia!- piagnucola lei. - Mi fai male.-
Riflesso condizionato: senza avere il tempo di pensarci, mi ritiro rapidamente. Che stupratore del cazzo sono! Ma pongo subito rimedio, tornando a spingermi senza troppe cerimonie dentro di lei, che guaisce di rimando.
Ripeto l'operazione cinque o sei volte e finalmente riesco a piantarmi fino in fondo, con un mugugno di soddisfazione.
Resto fermo qualche istante e poi comincio a scoparla come si deve, con gli affondi lunghi e bruschi che so che le piacciono. Lei sembra non reagire, si limita a sopportare i miei colpi con qualche tremito, così le lascio andare una tetta, di cui mi ero prepotentemente impossessato, e mi metto a tormentarle il grilletto. Mi ha insegnato proprio lei il modo giusto per farlo, non troppo delicatamente ma nemmeno strapazzandolo troppo, in lenti movimenti circolari.
Per i primi due minuti mi sembra di sgrillettare un ciocco di rovere, ma poi la sento reagire nel modo corretto. Si rilassa sensibilmente, smette di guaire e, infine si mette a gemere sommessamente, arrivando addirittura a spingere verso di me il sedere, per facilitarmi i movimenti.
- Sapevo che eri una porca, che ti sarebbe piaciuto.- grufolo nel suo orecchio. Lei non risponde, si limita ad assecondare i miei movimenti.
Mi metto a sbatterla con forza, come piace a lei, agguantandola per i fianchi. Ci do dentro a tutto spiano, ma stando ben attento a resistere alla tentazione di venirle in figa: voglio farle i servizio completo, ossia sodomizzarla per bene. E sono estremamente curioso di vedere se accetterà di buon grado di essere stuprata anche nel culo.
Gli effetti si vedono in poco tempo. Non mi sarei mai aspettato che la troiaggine della Signora Gianna riuscisse a farla godere anche da violentata, ma devo ricredermi. Di certo non mi incita, anzi, non spiccica parola ed anche i mugolii sono appena udibili, ma a tradirla sono le contrazioni della sua figa e la rigidità del suo corpo: viene senza emettere un lamento, ma bagnandomi uccello e palle come il suo solito.
- Visto? - Gongolo.- Lo sapevo che sarebbe piaciuto pure a te.-
Lei mugugna qualcosa che somiglia molto a "brutto stronzo', ma decido di fare finta di niente. L'agguanto per la parte alta delle braccia e, sempre tenendola impalata sul cazzo, la stacco dalla parete e la sbatto a faccia in giú sul tavolino, facendola gemere. Sento un tintinnio di barattoli che si rovesciano, ma fortunatamente nessuno sembra essersi rotto.
La costringo a incrociare le braccia dietro la schiena e le blocco i polsi con una mano. A volte avere manacce grandi come pale, serve; questa è una di quelle.
La pompo ancora per un po', tanto per darle l'impressione che non voglio altro che la sua figa, ma poi mi sfilo rapidamente e punto al suo buchetto posteriore. Non è la prima volta che la inforno senza particolare preparazione, bastano ed avanzano gli umori prodotti dalla sua gnocca, ma stavolta sembra davvero più stretta del solito: la paura ha il suo peso. Nonostante tutto, in due colpi sono completamente piantato nel suo retto, e sento il suo sfintere anale che si contrae ritmicamente attorno al mio cazzo. Da parte sua, solamente un prolungato e ansimato " Noooo", poi niente altro: immobilità assoluta e rassegnazione.
Riprendo a muovermi nel suo intestino e stavolta sembra che voglia reagire, solleva il busto e cerca di liberarsi le mani, ma non va molto lontano: le agguanto il collo con la mano libera e le faccio sentire la pressione delle mie dita sulla trachea. Smette immediatamente.
Le mollo le mani e le infilo le dita tra i capelli, stringendoli e tirando verso di me. Tenuta in quel modo dubito fortemente che possa tentare una reazione, così inizio a scoparla nel culo con tutta la dedizione possibile.
Lei, dopo un po', inizia ad ansimare, poi a rantolare, ma sono assolutamente certo che non è la mia stretta al collo ad impedirle di respirare, infatti il suo sedere comincia muoversi al ritmo dei miei colpi, chiaramente assecondando i miei movimenti.
"Cazzo quanto riesce ad essere troia!" penso tra me e me. "Riesce a godersi pure lo stupro anale!"
Vabbé che non è di certo vergine nel sedere, anzi. Peró...
Me ne sbatto le balle, ormai sono oltre qualsiasi punto di non-ritorno. Già il suo culo di regola mi fa impazzire, ma in una situazione del genere mi sembra di scoppiare. La fotto a tutto spiano, senza risparmiarmi, ed inizio a sentire l'orgasmo invadermi quando mi rendo conto che ci stà godendo pure lei. La sento contrarsi attorno a me in quelle sue pulsazioni che ho imparato a riconoscere come chiaro segno che stà per venire. Stringo i denti per resistere e aspetto che arrivi al culmine pure lei. Viene di botto, con un urletto soffocato e squotendosi tutta.
E io le riverso una bordata di sperma nell'intestino, mordendomi la lingua per non urlare. Un fiotto, un altro, un altro ancora, e ad ogni getto Gianna che sgroppa come una puledra imbizzarrita.
Stupendo!
Le resto piantato nel culo e riprendo fiato, e sento che lei fa altrettanto. Poi lentamente mi sfilo e le lascio andare collo e capelli. Ormai la vista mi si è abituata alla semioscurità della cantina, il minimo indispensabile per permettermi di vederla distesa sul tavolino tra i barattoli rovesciati, con la faccia rivolta verso di me. Sono assolutamente certo che mi sta guardando mentre mi allontano da lei indietreggiando verso la porta. Probabilmente pensa che stia per filarmela dal luogo del delitto, ma ovviamente l'epilogo deve essere un altro. Con una mano mi sfilo i collant dal viso e dalla capoccia mentre con l'altra accendo la luce. Ammicco mio malgrado e vedo lei fare altrettanto... e vedo che stà sorridendo sfacciatamente, fissandomi negli occhi. - Ciao Pluto.- mi saluta, tranquilla, come se fossimo al bar, senza dimostrare nessuna sorpresa.
- Oh cazzo!- borbotto, mentre un pallet di mattoni mi arriva metaforicamente diritto in faccia. - lo sapeva!? Sapeva che ero io! Se ne è accorta subito.- dico, sommamente deluso.
Lei mi squadra dalla testa ai piedi ed il sorriso parzialmente avvizzisce. - Non subito! - ribatte con una nota di rabbia nella voce. - Bastardo delinquente che non sei altro! Mi hai fatta morire di paura, brutto figlio di puttana... con tutto il rispetto per tua madre, che conosco da anni! Essere aggredita e violentata in cantina... - scuote la testa, poi sbuffa, piega un braccio e appoggia la tempia sul palmo della mano. - Per poco non me la sono fatta sotto dallo spavento.-
- Quando? Come?- le chiedo, riferendomi al fatto che mi ha sgamato in pieno.
Il sorriso le ritorna, piú sornione di prima. - Hai commesso alcuni errori!- mi dice, quasi fosse una proff e stesse correggendo un compito in classe. - Per prima cosa, dubito molto che un vero stupratore si preoccuperebbe di far godere la sua vittima, tutt'altro. Perció quando ti sei messo a sgrilletarmi ho avuto qualche leggero dubbio. Che è aumentato quando lo hai fatto in un modo... sembrava davvero che mi conoscessi fin troppo bene, che fossi già stato a letto con me, che sapessi cosa mi piace.- lascia andare la testa e lentamente si rialza in piedi, rassettandosi il vestito. - E poi, una cosa. Per parlare hai modificato la voce. Bravo, ottima interpretazione. Ma mi hai ansimato e mugolato nelle orecchie un sacco di volte, in questi ultimi mesi. Pure io ho imparato a conoscere te, piccolo mascalzone!- Si avvicina, si mette in punta di piedi e mi da un leggero bacio sulle labbra. Che dopo un attimo diventa una reciproca esplorazione orale a colpi di lingua.
- Bella fantasia!- mi dice, chiudendo la porta della cantina a chiave. - Complimenti.-
- Grazie.- borbotto.
- Il problema è che, ora, come ci torno in cantina, con la paura che qualcuno mi aggredisca?-
- Ma...- cerco di intervenire, di farle presente l'assurdità di una simile affermazione, lei invece mi interrompe.
- Mi servirebbe un accompagnatore.- dice, serissima. Poi mi fissa negli occhi. - Non è che potresti...?-
Incorreggibile!
È una maiala incorreggibile!
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